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Cosa può fare un comune contro un mega impianto fotovoltaico a terra: 5 leve concrete

Dalla mappatura dei tetti alla partecipazione formale alla VIA, dalle CER comunali al PAESC: cinque leve che un comune della provincia di Pisa — e i suoi cittadini — possono attivare di fronte ai grandi parchi fotovoltaici su terreno agricolo.

di Domenico Di Gangi

A San Giuliano Terme il Comune ha perso il ricorso al Consiglio di Stato sulla centrale Trina di via del Brennero e si sta confrontando con l'agrivoltaico da 116 ettari nella piana di Asciano in valutazione d'impatto ambientale. Non è un caso isolato della provincia di Pisa: tra Cascina, Pontedera, Vecchiano e altri comuni della piana, il numero di proposte cresce, mentre il Decreto Legislativo 199/2021 sulle "aree idonee" restringe in molti casi il margine di manovra delle amministrazioni locali.

Cosa può fare davvero un comune in questo quadro? Cinque leve concrete, ordinate dalla più immediata alla più strutturale. Sono utili sia all'amministrazione, sia ai cittadini che vogliono spingerla — o sostenerla — nella direzione giusta.

1. Mappare il rooftop prima di parlare di consumo di suolo

La prima leva è la più trascurata e la più potente: avere i numeri propri sul potenziale dei tetti, prima che li imponga la cronaca giudiziaria. Nel nostro calcolo sui 2.800 tetti di San Giuliano Terme abbiamo mostrato che meno della metà dei tetti residenziali del comune produrrebbe lo stesso quantitativo dei 10 MWp del parco Trina. È un esercizio replicabile per qualsiasi comune della provincia: ISTAT, PVGIS e i dati GSE bastano.

Cosa fare in pratica:

  • pubblicare una mappa del potenziale rooftop comunale in formato aperto (ne abbiamo fornito un esempio di metodologia);
  • usarla come riferimento ufficiale nelle delibere e nelle osservazioni alle VIA;
  • aprire uno sportello informativo che indirizzi residenti e PMI verso il proprio tetto, dove il consumo di suolo è zero.

La mappa non vieta nulla. Sposta il punto di partenza del dibattito.

2. Costituire — o entrare attivamente in — una CER comunale

La seconda leva è ridistribuire il valore economico delle rinnovabili sul territorio. In provincia di Pisa è già attiva la CERS Valdiserchio, che copre parti di San Giuliano Terme, Vecchiano e Calci sotto le cabine primarie Filettole (PS) e Pisa Porta a Lucca (PS). Il modello è replicabile da altri comuni — anche più piccoli — con percorsi simili, eventualmente in cooperazione tra municipi vicini per superare i vincoli di cabina.

Per il comune, il vantaggio politico è diretto: una CER comunale è una risposta tangibile al "se non vuoi i mega-parchi a terra, cosa proponi?". Per i cittadini, è una via per intercettare la tariffa incentivante GSE per 20 anni (vedi la nostra guida operativa).

Il quadro nazionale è oggi complicato dal backlog del GSE: la tariffa incentivante resta accessibile e indipendente dai fondi PNRR esauriti, ma l'attivazione effettiva delle configurazioni richiede pazienza. Conviene partire prima.

3. Partecipare alla VIA con osservazioni qualificate

Per i progetti come quello agrivoltaico nella piana di Asciano, la procedura di Valutazione d'Impatto Ambientale prevede una fase di consultazione pubblica: comune, associazioni e singoli cittadini possono depositare osservazioni formali sul portale nazionale delle Valutazioni Ambientali.

Le osservazioni che pesano davvero non sono i ricorsi generici. Sono quelle che:

  • contestano punti tecnici specifici (continuità agricola reale dell'agrivoltaico, impatto cumulato con altri impianti vicini, effetti idrogeologici sulla piana);
  • citano dati pubblici verificabili (PVGIS, ISTAT, dati GSE, rilevazioni Soprintendenza);
  • propongono alternative localizzative (aree industriali dismesse, parcheggi a copertura, tetti pubblici e privati nel comune);
  • evidenziano la mancata valutazione cumulata quando più progetti insistono sulla stessa piana.

Per i comuni: predisporre un kit di osservazione "pronto all'uso" — con la mappa rooftop al punto 1, le alternative localizzative e i precedenti normativi — abbassa la barriera per cittadini e comitati che vogliono intervenire.

4. Sollecitare la Regione su aree idonee e non idonee

L'articolo 20 del D.Lgs. 199/2021 introduce un meccanismo a doppio binario: ci sono superfici considerate idonee ex lege (cave, discariche, aree contermini a stabilimenti, fasce stradali e ferroviarie con esclusioni paesaggistiche), e poi c'è la mappatura regionale delle ulteriori aree idonee/non idonee, che le Regioni devono adottare.

In Toscana questa mappatura è stata oggetto di un lungo iter, con bozze, consultazioni e modifiche legate al D.M. 21 giugno 2024 (decreto "aree idonee" del MASE, parzialmente impugnato e modificato). Per i comuni della provincia di Pisa, sollecitare la Regione a definire chiaramente le aree non idonee — quelle di pregio paesaggistico, agricolo specifico (DOP/IGP), idrogeologico, archeologico — è una leva che restituisce potere amministrativo al territorio nel pieno rispetto della cornice nazionale.

I cittadini possono fare la stessa cosa attraverso il proprio comune, gli enti del paesaggio e le associazioni ambientaliste come Legambiente Pisa, che hanno già attivato sportelli e campagne sull'energia rinnovabile distribuita.

5. Approvare un PAESC con priorità rooftop e sportello unico

La quinta leva è la più strutturale: il PAESC (Piano d'Azione per l'Energia Sostenibile e il Clima). È il piano locale di transizione energetica che la maggior parte dei comuni europei ha adottato e che, per chi ancora non l'ha fatto, è il documento giusto per mettere nero su bianco che la priorità del comune è il fotovoltaico distribuito, non i mega-parchi a terra.

San Giuliano Terme, ad esempio, è oggi un comune sostenibile riconosciuto a livello nazionale ma non ha ancora adottato un PAESC: la rete dei Comuni Sostenibili lo segnala come passaggio da avviare. Adottarlo è una leva non costosa che:

  • fissa obiettivi quantitativi di installato rooftop comunale;
  • prevede uno sportello unico fotovoltaico con tempi di risposta certi su CILA-S e autorizzazioni paesaggistiche (le frazioni pedemontane di San Giuliano Terme, Calci e Vicopisano ne avrebbero un beneficio diretto);
  • coordina l'integrazione con CER esistenti (Valdiserchio) e con il Conto Termico per le pompe di calore;
  • diventa documento di riferimento nelle osservazioni VIA per dire "abbiamo già un piano, ed è diverso".

Quattro cose che invece non funzionano

  • Affidarsi solo al ricorso legale. Il quadro normativo nazionale è oggi sbilanciato verso l'accelerazione: i ricorsi comunali contro impianti su superfici considerate idonee perdono spesso, come è successo per la Trina di via del Brennero al Consiglio di Stato.
  • Aspettare la legge perfetta. La normativa cambierà ancora, ma i progetti sono già in istruttoria adesso.
  • Comunicare solo in negativo. Un "no" senza alternativa documentata non sposta il dibattito. Un "no, perché abbiamo questo piano alternativo" sì.
  • Lavorare da soli. I comuni vicini (San Giuliano Terme, Cascina, Vecchiano, Calci, Pisa, Vicopisano) condividono cabine primarie, distretti rurali e la stessa piana. Un fronte coordinato pesa più di cinque uscite singole.

Verifica il tuo tetto (e proponilo al tuo comune)

Per cittadini e amministratori: la prima leva — la mappa rooftop — si costruisce un tetto alla volta. Il nostro simulatore Solare Se Conviene calcola producibilità, autoconsumo e tempo di rientro a partire da indirizzo, tetto e consumi reali. Per una simulazione aggregata sul potenziale rooftop di un intero comune, scrivici: la facciamo gratuitamente con dati pubblici, come quella di San Giuliano Terme.

Fonti

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